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"E' una bella scoperta
(…) dal gusto insieme epico e lirico. (…) Mario Fortunato, L'Espresso
"(…) Dones riesce a non fare paragoni tra gradi diversi di drammaticità e, anche se alcune vicende resteranno indelebili, come quella di Minira rapita insieme al figlio di quattro anni, l'effetto di un orrore globale è la nota dominante che a tratti accomuna Sole bruciato alle testimonianze dei campi di concentramento. (…) E infatti il romanzo ha fatto discutere quando è uscito nella sua ex patria, l'anno scorso. Simile in questo a molti libri scritti nel nostro paese sulla mafia, potrebbe diventare uno strumento quanto meno utile a capire che si può tentare di sradicare alcuni fenomeni solo guardando in faccia la cultura della complicità. Pena la resa della civiltà, questa sì, globale." Alessandra Orsi, La Stampa
Fulvio Panzeri, Avvenire
Alessandra Gaeta, ClassCity.it "(...) stupendo, crudo, sconvolgente (...) La violenza e l'amore sono le due antitesi del romanzo. La violenza dei magnaccia ma anche dei clienti, la solidarietà fra le ragazze, il loro struggente amore per i cari e la terra di Laggiù." Enrico Mirani, Giornale di
Brescia
“(…) Della condizione di
schiavitù postmoderna delle giovani albanesi, spesso minorenni, rapite,
brutalizzate, per diventare produttive, Sole bruciato ci parla
attraverso i monologhi interiori delle vittime protagoniste. (…) Di nuovo
una scrittrice osa le parole per questo dolore, questa crudeltà, questa
umiliazione. Delle donne vittime, certo, ma anche di quelle silenti,
complici, le mogli dei capi, che a Tirana vedono arrivare abiti e gioielli
senza chiederne la provenienza e come le donne di mafia non vogliono sapere;
ma persino delle poche che scelgono la prostituzione come via individuale
alla modernizzazione. Anche i maschi vogliono riscatto, ma per loro solo le
braccia della malavita sono aperte. Così diventano i Cattivi, in questo
campo possono diventare “i primi della classe, i boss dei boss”. Sole
bruciato registra con strazio la metamorfosi di un intero Paese. Nicole Janigro, Diario
"(...) L'artificio dell'indeterminatezza dei luoghi, e la loro riconoscibilità sociale, insieme a una scrittura che rimane sospesa tra narrazione letteraria e testimonianza, produce come un surplus di realtà. L'orrore e la violenza che vengono sviscerati in queste pagine, per un verso riempiono di corpi e di storie le vicende affastellate nella cronaca nera dei nostri giornali, mentre per un altro non consentono la facile rassicurazione della finzione letteraria. Un cortocircuito tra realtà e finzione che ci impedisce di aggrapparci a quest'ultima come le giovani protagoniste alle trame dei film per far fronte alla violenza inattesa: "Passato lo sconcerto iniziale, Laura aveva deciso di non guardarli in volto. In un film aveva visto che i delinquenti si arrabbiano di più se li guardi in faccia, allora sì che ti metti veramente nei guai, mentre se fai la brava, forse..."" Liliana Ellena, L'indice
Maurizia Veladiano, Il giornale di Vicenza
"L'inferno è vicino e
brucia insieme a noi. (...) E' un orrido da brivido quello che ci presenta
Elvira Dones, quarantenne scrittrice albanese che ha il coraggio di guardare
in faccia i demoni del quotidiano della Storia venuti ad abitare nell'aria
serena dell'Ovest. (...) Non si creda però che il romanzo sia manicheo. La
Dones conosce i chiaroscuri, non divide ogni cosa con un taglio netto.
Descrive la crudeltà del grado zero del sesso, dà voce lirica al dolore,
mette a fuoco lo stupore inerte dei clienti, smaschera i cavilli della
nostra legge, in operativa come una grida manzoniana. Le sue pagine che ci
parlano della Città (Tirana?) che custodisce i pazzi sogni dei suoi
abitanti, sono inquietanti e aleggiano come un incubo per l'Occidente. Un
romanzo indigesto allo stomaco ma salutare per il pensiero." Nino Dolfo, BresciaOggi
Carla Zanti, Ticino7 (CH)
"E' scorrevole, pulsante di vita, di carne viva, di istinti bestiali e omicidi. (…) Alla fine delle trecento pagine a prevalere resta solo un senso di sconforto e l'impotenza davanti a una situazione che è ormai sfuggita dal controllo di ognuno di noi." Simona Sala, Azione (CH)
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