Sole bruciato - cover



"SOLE BRUCIATO"
(Yjet nuk vishen kështu):
recensime në italisht







"E' una bella scoperta (…) dal gusto insieme epico e lirico. (…)
E' una bella scoperta, perché apre una finestra sulla letteratura dell'altra sponda adriatica, perché ci fa guardare ai nostri vicini albanesi con meno pregiudizi idioti, ma soprattutto perché si tratta di un'opera dalla robusta, raffinata forza narrativa."

Mario Fortunato, L'Espresso


"(…) Dones riesce a non fare paragoni tra gradi diversi di drammaticità e, anche se alcune vicende resteranno indelebili, come quella di Minira rapita insieme al figlio di quattro anni, l'effetto di un orrore globale è la nota dominante che a tratti accomuna Sole bruciato alle testimonianze dei campi di concentramento. (…) E infatti il romanzo ha fatto discutere quando è uscito nella sua ex patria, l'anno scorso. Simile in questo a molti libri scritti nel nostro paese sulla mafia, potrebbe diventare uno strumento quanto meno utile a capire che si può tentare di sradicare alcuni fenomeni solo guardando in faccia la cultura della complicità. Pena la resa della civiltà, questa sì, globale."

Alessandra Orsi, La Stampa



"E' un libro straziante, un grido d'accusa crudo e dolente questo romanzo scritto da Elvira Dones, (…) che anche nella crudezza dei dettagli degli orribili rapporti sessuali descritti (descrizione mai fine a se stessa, ma da leggersi come accentuazione di quel clima di empietà e di annullamento dei diritti umani che le vicende denunciano), fa vergognare di vivere in un Paese che segretamente, nell'oscurità della notte, diventa compartecipe di orrori che sembrano ancora più atroci di quelli di una guerra. (…) La Dones è una scrittrice doppiamente coraggiosa: innanzitutto per aver voluto prendere la parola in nome delle ragazze della sua terra, per dare loro quella voce che è stata resa silenzio e per aver voluto opporsi alla tradizione culturale albanese che vuole le donne sottomesse agli uomini."

Fulvio Panzeri, Avvenire



"(…) Elvira Dones racconta il male così com'è, reale, prepotente e brutale. Ce lo sbatte in faccia e ci obbliga a pensare, a interrogarci sull'indifferenza colposa di italiani che gettiamo uno sguardo distratto, se non infastidito, su quei marciapiedi gremiti di vite offese. La giovane scrittrice albanese non fa sconti. Ha una lancinante capacità di dare materia, corpo e carne alla sua scrittura."

Alessandra Gaeta, ClassCity.it

"(...) stupendo, crudo, sconvolgente (...) La violenza e l'amore sono le due antitesi del romanzo. La violenza dei magnaccia ma anche dei clienti, la solidarietà fra le ragazze, il loro struggente amore per i cari e la terra di Laggiù."

Enrico Mirani, Giornale di Brescia

 

“(…) Della condizione di schiavitù postmoderna delle giovani albanesi, spesso minorenni, rapite, brutalizzate, per diventare produttive, Sole bruciato ci parla attraverso i monologhi interiori delle vittime protagoniste. (…) Di nuovo una scrittrice osa le parole per questo dolore, questa crudeltà, questa umiliazione. Delle donne vittime, certo, ma anche di quelle silenti, complici, le mogli dei capi, che a Tirana vedono arrivare abiti e gioielli senza chiederne la provenienza e come le donne di mafia non vogliono sapere; ma persino delle poche che scelgono la prostituzione come via individuale alla modernizzazione. Anche i maschi vogliono riscatto, ma per loro solo le braccia della malavita sono aperte. Così diventano i Cattivi, in questo campo possono diventare “i primi della classe, i boss dei boss”. Sole bruciato registra con strazio la metamorfosi di un intero Paese. (…) E ormai anche il lettore, o forse sarà soprattutto una lettrice?, ha capito: Sole bruciato lo lascerà emotivamente pesto. Chi arriva in fondo al libro ha addosso un senso di sgomento, una sensazione quasi fisica di paura. Ancora una volta la fiction ha agito.”

Nicole Janigro, Diario



"(...) L'artificio dell'indeterminatezza dei luoghi, e la loro riconoscibilità sociale, insieme a una scrittura che rimane sospesa tra narrazione letteraria e testimonianza, produce come un surplus di realtà. L'orrore e la violenza che vengono sviscerati in queste pagine, per un verso riempiono di corpi e di storie le vicende affastellate nella cronaca nera dei nostri giornali, mentre per un altro non consentono la facile rassicurazione della finzione letteraria. Un cortocircuito tra realtà e finzione che ci impedisce di aggrapparci a quest'ultima come le giovani protagoniste alle trame dei film per far fronte alla violenza inattesa: "Passato lo sconcerto iniziale, Laura aveva deciso di non guardarli in volto. In un film aveva visto che i delinquenti si arrabbiano di più se li guardi in faccia, allora sì che ti metti veramente nei guai, mentre se fai la brava, forse...""

Liliana Ellena, L'indice



Sole bruciato - cover"Un libro duro, intensissimo, attraversato dal vento sferzante e implacabile di un dolore che a tratti s'impenna in un lirismo emozionante e accorato. (...) Prostituzione e sfruttamento incendiano queste pagine con una forza dirompente e misteriosa (...) una narrazione lucida, incalzante, che mentre denuncia l'inferno di una realtà sconvolgente e terribile, mette l'accento su una sofferenza straziante, insopportabile. (...)  una scrittura dal ritmo teso, sbalzato, in grado di restituire con raffinato rigore il canto disperato di un universo così profondamente calpestato e offeso."

Maurizia Veladiano, Il giornale di Vicenza

 

"L'inferno è vicino e brucia insieme a noi. (...) E' un orrido da brivido quello che ci presenta Elvira Dones, quarantenne scrittrice albanese che ha il coraggio di guardare in faccia i demoni del quotidiano della Storia venuti ad abitare nell'aria serena dell'Ovest. (...) Non si creda però che il romanzo sia manicheo. La Dones conosce i chiaroscuri, non divide ogni cosa con un taglio netto. Descrive la crudeltà del grado zero del sesso, dà voce lirica al dolore, mette a fuoco lo stupore inerte dei clienti, smaschera i cavilli della nostra legge, in operativa come una grida manzoniana. Le sue pagine che ci parlano della Città (Tirana?) che custodisce i pazzi sogni dei suoi abitanti, sono inquietanti e aleggiano come un incubo per l'Occidente. Un romanzo indigesto allo stomaco ma salutare per il pensiero."

Nino Dolfo, BresciaOggi



"Il romanzo di Elvira Dones è molto più di uno sguardo impietoso sul mondo della prostituzione dall'Albania verso l'Occidente. (…) Un romanzo corale, di un'intensità straziante e lirica al contempo, che pare risucchiare il lettore fin dalle prime pagine, alternando con ritmo spesso mozzafiato voci di speranza, di vita, di sogni, a grida di dolore e di morte non solo fisica ma etica."

Carla Zanti, Ticino7 (CH)


"E' scorrevole, pulsante di vita, di carne viva, di istinti bestiali e omicidi. (…) Alla fine delle trecento pagine a prevalere resta solo un senso di sconforto e l'impotenza davanti a una situazione che è ormai sfuggita dal controllo di ognuno di noi."

Simona Sala, Azione (CH)





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